IL CENTRO - "Salva la pastorizia, adotta una pecora a
distanza"
Il progetto di
un’azienda di Anversa degli Abruzzi: la "ricompensa" in
formaggi, ricotta e lana. Controlli via Internet.
ANVERSA –
"Adotta una pecora a distanza" è il nuovo e singolare
progetto promosso dall’azienda agro-pastorale "Porta dei
parchi" di Anversa degli Abruzzi per far si che la
pastorizia rimanga ancora tra le attività tradizionali
nell’economia dell’Abruzzo.
L’iniziativa,
pur partita da poco, sembra aver colto nel segno, se è vero
che sono già dieci le persone che hanno aderito, adottando
altrettante pecore.
In pratica,
con un contributo di 180 euro l’anno, non solo si garantisce
la vita dell’animale fino alla vecchiaia, ma il "genitore
adottivo" riceverà l’intera produzione annuale dell’animale.
A scadenze
prestabilite il "benefattore" si vedrà recapitare a casa
cinque chili di pecorino, quattro di ricotta, quattro paia
di calzettini realizzati dalla lavorazione di due chili di
lana prodotti dalla pecora e due chilogrammi di concime per
fertilizzare le piante.
Quest’ultimo
prodotto non è semplice letame di pecora, ma il risultato di
un sistema di compostaggio operato dall’università di
microbiologia dell’Aquila.
Naturalmente
se la pecora partorirà un agnello, a quel punto il genitore
adottivo diventerà nonno e avrà la possibilità di scegliere
se incrementare il suo allevamento oppure decidere di
macellare l’animale.
E’ in via di
realizzazione, poi, anche un sito internet che dovrebbe
entrare in funzione a metà ottobre.
In pratica
attraverso il mezzo virtuale, i proprietari dell’animale
potranno avere notizie sulle condizioni e lo stato di salute
della pecora adottata che, naturalmente verrà accudita negli
ovili di Anversa.
Un modo per
attirare l’attenzione su problematiche che non sono fini a
se stesse, spiega Manuele Cozzi, responsabile dell’azienda
promotrice dell’iniziativa, ma che tendono a preservare
l’equilibrio ambientale dell’Abruzzo interno.
Se oggi la
provincia dell’Aquila ha il 70 per cento delle aree
riconosciute come protette, conclude, è anche grazie a
questo animale. Un modo per proteggere le antiche tradizioni
dunque, e incrementare il numero degli animali negli ovili,
arginando al tempo stesso il fenomeno dell’abbandono di
questa attività negli ultimi davvero massiccio.
Il tutto
passando attraverso un’iniziativa del tutto innovativa,
anche in ambito nazionale, che si propone di far riscoprire
a quanti passano 350 giorni all’anno seduti dietro alla
scrivania, il piacere di tornare a essere allevatori, come
magari lo erano i loro antenati.
Per qualsiasi
informazione comunque l’indirizzo e-mail è già disponibile
ed è il seguente: info@laportadeiparchi.it