-
Un agnellino tutto on line
ADOTTARE
PECORE
Colloquio con Emanuela Cozzi
Una
tesi di laurea sulle pecore, e un idea marketing da
bocconiana Doc. Che l'ha resa famosa dagli Stati Uniti alla
Finlandia fino al Giappone. Già, perché da quando a Emanuela
Cozzi è venuta l'idea di "fidelizzare" gli ospiti (italiani)
del suo agriturismo abruzzese alle falde del monte Cocullo,
proponendo via Internet una bella pecora in adozione, non
riesce più a far fronte alle richieste che arrivano via
e-mail da tutto il mondo.
Sono tra 60
e 100 le domande quotidiane di ovini da adottare che
intasano il suo sito (www.asca.dimmidove.com) da quando il
"New York Times" ha raccontato ai lettori come
sia possibile aggiudicarsi, con 180 euro, non solo una
pecora adottiva, ma pure un agnello, cinque chili di
pecorino, tre di ricotta, tre di fertilizzante e un chilo e
mezzo di lana lavata, o già trasformata in caldi calzerotti
da trekking. Con 130 euro "al netto dell'agnello" si ottiene
tutto. Tranne, appunto, l'agnello.
Qual era
il suo reale obiettivo?
"Sensibilizzare il maggior numero di persone all'utilità
della pastorizia, arma vincente contro l'abbandono delle
montagne e il degrado ambientale. Dove ci sono gli animali
da pascolo, i pastori si preoccupano di mantenere integra la
montagna e tutti i corsi d'acqua, le rogge, i fossati, gli
argini. E questo evita il rischio di frane e smottamenti,
mentre le pecore (o mucche o capre che siano) brucando
continuamente evitano la formazione di erba secca, e dunque
di incendi".
Si
aspettava un simile successo?
"Ma vuole
scherzare? Mai più pensavo che dopo il "New York Times"
anche la Bbc e la Cnn sarebbero arrivate ad Anversa degli
Abruzzi a filmare le mie pecore. Eppure è successo".
Come si
spiega la reazione alla sua idea?
"Non me la
spiego. Anche perché dall'America, con le telefonate
lunghissime che fanno per sapere tutto, gli costa più la
bolletta che la pecora".
Ma lei
una qualche ragione se la sarà data.
"Sì, e non
è così bella. Se un abitante di Tokyo non ha mai visto una
pecora e la vuole adottare, è quasi un fatto di costume. Ma
quello che a troppi sfugge è che i bambini italiani non sono
da meno dei giapponesi di città. Qui organizziamo
soggiorni-natura per le scuole: insegniamo ai bambini quali
alberi danno quali frutti, quando nascono determinati fiori.
E sentiamo fare osservazioni allucinanti".
Ad
esempio?
"In un
gruppo di bambini romani, uno di loro si è sorpreso dopo
aver visto i "polli vestiti"".
Polli
vestiti?
"Polli
vivi. Polli con le penne. Razzolanti liberamente nell'aia
anziché spennati e incelofanati dentro una vaschetta di
plastica del supermercato".
Anna
Tagliacarne