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IL MESSAGGERO - 19/11/2000 - Nella nuova fattoria

Sul New York Times l’"eroina" delle pecore d’Abruzzo

Il grande quotidiano dedica un servizio alla storia di Manuela Cozzi, che per salvare gli ovini propone l’adozione a distanza

dal nostro corrispondente

STEFANO TRINCIA

NEW YORK - Un agnello per amico. Abruzzese Doc. Da adottare in nome di una tradizione pastorizia vecchia di 2000 anni. Da celebrare in forma di pecorino fresco, ricotta o lana vergine appena tosata. O infine, se proprio non se ne può fare a meno, da assaporare a tavola, costarelle a scottadito o abbacchio al forno in memoria del belante baby che fu. Finisce così sulle pagine incuriosite e divertite del New York

Times Manuela Cozzi, elegante pastorella cibernetica che in uno sperduto villaggio montano del Parco Nazionale d’Abruzzo ha lanciato via Internet il programma "adotta una pecora". Come amica o companatico. Per 180 euro, racconta il quotidiano americano, l’allevamento della Cozzi ad Anversa degli Abruzzi - 290 anime, 40.000 ovini - offre in contratto di adozione dell’agnellino: da ricordare consumando formaggio e indossando calzettoni di lana, da visitare nell’ovile o da macellare a fine corsa.

Manuela Cozzi, toscana di origine, gestisce un agriturismo con 1300 pecore al seguito, allevate a base di ginepro, finocchiella, menta e origano sui pascoli del Monte Cocullo, racconta la corrispondente da Roma del New York Times. "Da queste parti la pastorizia ha 2000 anni di età - ha spiegato l’allevatrice organica - e noi vogliamo che continui per altri 2000. Le pecore stanno invece diventando una specie in via di estinzione e speriamo con questa iniziativa di evitare che ciò succeda".

La cifre della decimazione epocale degli ovini abbruzzesi parlano chiare, spiega il New York Times. L’intera regione conta ora 350.000 pecore, erano oltre tre milioni all’inizio del secolo. Un declino che ha inciso anche sulla sopravvivenza dei centri montani, soggetti ad una continua, inesorabile erosione demografica, particolarmente acuta nel centro sud d’Italia ma comune anche ad altri paesi europei. Tanto, osserva il

quotidiano, da suscitare l’interesse e l’intervento delle Nazioni Unite che, in nome della salvaguardia delle culture agro pastorizie dalla minaccia della globalizzazione ha indetto per il 2002 l’Anno della Montagna.

Il certificato di adozione ovina garantisce alla famiglia dell’agnello cinque chili di pecorino piccante, tre chili di ricotta fresca ed una scelta di lana appena tosata o di calzettoni da montagna. Finora all’agriturismo di Manuela Cozzi sono arrivate cento richieste di adozione, dall’Italia e dall’estero: fra gli altri si sono fatti avanti un macellaio musulmano ed uno studente universitario, per motivi ovviamente diversi. Un ingegnere bolognese, interpellato dal quotidiano, ha adottato sue pecore intitolandole alla madre ed alla sorella.

Perfino il Ministro dell’Agricoltura Pecoraro Scanio è diventato papà di una pecorella, Medina.

Nonostante le ottime intenzioni animaliste delle famiglie adottanti, ammette la Cozzi, la sopravvivenza della specie ovina è a rischio anche lì: il 75 per cento delle pecore finisce in padella o al forno, una realtà che non sconvolge più di tanto l’allevatrice: "Io non mangio carne macellata da altri, ma non ho alcun problema a consumare il nostro abbacchio", ha spiegato.

 

Cooperativa Agrituristica A.S.C.A. P.zza Roma 11/a 67030 Anversa degli Abruzzi Tel.+39 086449492 Fax +39 086449595

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